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Menu digitale per ristoranti: come farlo in modo che lo leggano davvero

Il cliente si siede, inquadra il QR code sul tavolo e gli si apre un PDF. Due dita per zoomare, scorre a destra per leggere i prezzi, torna indietro e perde il segno. Dopo venti secondi chiude tutto e chiede al cameriere cosa c’è di buono oggi.

Non è colpa del QR code, è colpa di quello che ci hai messo dietro. Un menu digitale fatto bene si legge in verticale su un telefono, si aggiorna in due minuti quando cambi un prezzo, dice al turista cosa sta ordinando e risponde alla domanda sugli allergeni prima che te la facciano. Qui vediamo come deve essere fatto, cosa serve per davvero e come lo metti in piedi in dieci minuti.

Una premessa di trasparenza: Clicmenu, lo strumento di cui parlo nella seconda parte, è un prodotto mio. Te lo dico subito, poi giudichi tu se il ragionamento sta in piedi anche senza.

Il PDF dietro al QR code non è un menu digitale

Un PDF è un foglio di carta travestito. Ha una larghezza fissa, quindi su uno schermo da sei pollici diventa minuscolo. Pesa, quindi si apre lentamente quando la sala è piena e la linea è lenta. Non si modifica, quindi quando finisci il pesce il piatto resta lì a far ordinare le persone verso un buco. E non ha un indirizzo web vero, quindi non puoi metterlo in nessun posto utile.

Il risultato lo vedi in sala ogni sera: il cliente non legge, chiede. Tu rispondi a voce, ripeti gli stessi tre piatti, e la scelta la fa il cameriere invece del menu. Non è un dramma, ma è lavoro in più e sono ordini medi più bassi, perché nessuno ordina il piatto che non ha visto.

Le sette cose che un menu digitale deve avere

  • Si legge in verticale, senza zoomare e senza spostarsi di lato.
  • I prezzi li cambi tu dal telefono, in due minuti, senza chiamare nessuno.
  • Le sezioni si saltano con un tocco: antipasti, primi, secondi, dolci, bevande.
  • Gli allergeni sono indicati accanto al piatto, non su un foglio a parte.
  • C’è almeno l’inglese se hai turisti, meglio se anche tedesco o francese.
  • Le foto ci sono solo dove aiutano, non una per ogni piatto.
  • È una pagina web pubblica con un suo indirizzo, non un file da scaricare.

L’ultimo punto è quello che quasi nessuno considera e invece cambia tutto, perché è quello che ti permette di usare il menu fuori dal tavolo: su Google, su Instagram, nei messaggi di WhatsApp quando qualcuno chiede “cosa fate”.

Allergeni: la parte che non è facoltativa

Il regolamento europeo sulle informazioni alimentari ai consumatori, il 1169 del 2011, mette l’informazione sugli allergeni fra quelle che devono arrivare al cliente, anche per i piatti serviti al tavolo. Come gliela dai è una scelta tua: cartello, foglio plastificato, registro in cassa, parola del personale.

Il punto pratico è che la parola del personale è la più fragile di tutte. Il cameriere nuovo di sabato sera non sa se nel vitello tonnato ci sono le uova, e la risposta sbagliata a chi ha un’allergia non è un problema di marketing. Un menu che mostra i simboli accanto al piatto toglie quella responsabilità dalla memoria delle persone e la mette per scritto, dove sta meglio.

Il menu serve anche dentro Google, non solo al tavolo

Chi cerca il tuo locale la sera prima guarda due cose: le foto e il menu. Google per i ristoranti ha una sezione dedicata al menu dentro il profilo dell’attività, dove puoi scrivere le sezioni e i piatti e indicare l’indirizzo della pagina del menu, come spiega la guida ufficiale di Google per i ristoranti. Lo stesso indirizzo è una delle informazioni che Google suggerisce di dichiarare nel codice del sito per le attività locali, dove la proprietà si chiama proprio menu.

Tradotto: se il tuo menu è un PDF dentro la cartella del sito, a Google dai poco. Se è una pagina con un indirizzo stabile, la metti sulla scheda, nel sito, in biografia su Instagram e nelle risposte automatiche, e resta sempre la stessa anche quando cambi i piatti. Sulle altre funzioni della scheda che quasi nessuno attiva ho scritto un pezzo intero: le funzioni del Google Business Profile che i ristoratori non usano mai. Se invece parti da zero, comincia dalla guida completa alla scheda Google per ristoranti.

Hai il menu solo su carta o in PDF. Con Clicmenu lo fotografi e in pochi secondi diventa una pagina ordinata con il suo QR code, allergeni e traduzioni comprese. Prova gratuita di 14 giorni, senza carta di credito.

Come lo metti in piedi in dieci minuti

Il giro di passaggi è questo, e lo fai da solo senza chiamare un grafico.

  1. Fotografi il menu di carta con il telefono, oppure carichi il PDF che usi per la stampa. Vanno bene anche le foto fatte da iPhone.
  2. L’intelligenza artificiale legge il foglio ed estrae piatti, prezzi e categorie, segnalando allergeni e indicazioni come vegano, senza glutine o piccante.
  3. Controlli tu. Questo passaggio non si salta: rileggi i prezzi, sistema l’ordine delle sezioni, togli i piatti che non fai più.
  4. Attivi le lingue che ti servono: italiano, inglese, tedesco, francese, spagnolo.
  5. Aggiungi le foto solo ai piatti che vuoi spingere, quelli con il margine migliore o quelli che racconti sempre a voce.
  6. Scarichi il QR code per il tavolo e prendi l’indirizzo della pagina: lo metti sulla scheda Google, in biografia su Instagram e nel sito.

Dieci minuti è il tempo del primo menu, non una promessa di risultati. Quello che cambia dopo dipende da quante persone guardano il tuo locale online e da cosa trovano quando lo fanno.

Quanto costa e con cosa lo confronti

Il conto va fatto sul confronto giusto. Il menu di carta ha un costo che paghi ogni volta che cambi qualcosa: grafica, stampa, plastificazione, e nel frattempo il prezzo vecchio resta sui tavoli. Il menu digitale ha un costo annuale fisso e gli aggiornamenti non costano nulla.

Su Clicmenu oggi il piano Pro è a 37 euro l’anno, IVA esclusa, con menu e aggiornamenti illimitati e supporto via email, e prima c’è la prova gratuita di 14 giorni senza carta. Il prezzo aggiornato lo vedi sempre sulla pagina di Clicmenu, insieme a cosa è incluso.

Provalo con il tuo menu, non con un esempio.

Prendi il menu che hai adesso, anche la foto storta fatta al volo, e caricalo su clicmenu.ai. In due minuti vedi la tua pagina e il tuo QR code, poi decidi. Se qualcosa non torna nell’estrazione dei piatti, la correggi a mano in un attimo.

Domande frequenti

Devo buttare i menu di carta

No, e non te lo consiglio. Tieni due o tre copie di carta per chi non ha il telefono o non ha voglia di usarlo, e usa il digitale per tutto il resto: tavoli, Google, social, messaggi. Il carico di lavoro si sposta, non raddoppia.

I clienti più grandi riescono a usarlo

Dipende da come è fatto. Se il QR code apre una pagina che si legge grande e si scorre in verticale, la maggior parte delle persone se la cava. Se apre un PDF da zoomare, no. È esattamente la differenza di cui parla questo articolo.

Posso cambiare un prezzo durante il servizio

Sì, e il QR code sul tavolo resta lo stesso: cambia la pagina, non il codice. Per questo i QR stampati non si buttano a ogni modifica, cosa che con il PDF caricato di nuovo spesso succede.

Un menu digitale mi fa salire su Google

Non funziona così e non te lo prometto. Google non pubblica una classifica che premia chi ha il menu digitale. Quello che puoi dire con onestà è che il menu è una delle informazioni che le persone cercano prima di scegliere, che Google ha una sezione per riceverlo e che una pagina leggibile in italiano e in inglese è più utile di un file che non si apre.

Cosa fare questa settimana

Apri il tuo menu dal telefono, come farebbe un cliente seduto al tavolo. Se devi zoomare, hai trovato il lavoro da fare. Parti da lì: una pagina leggibile, gli allergeni accanto ai piatti, l’inglese se hai turisti, e l’indirizzo di quella pagina messo sulla scheda Google.

Se preferisci che qualcuno sistemi tutto il quadro (scheda, menu, prenotazioni, sito) mentre tu stai in cucina, guarda come lavoro con i ristoranti e le attività locali oppure scrivimi dalla pagina contatti e ne parliamo sul tuo caso.

Ogni giorno su Instagram, casi veri

Su Instagram racconto tutti i giorni il lavoro vero sui locali che seguo: la scheda Google prima e dopo, le ricerche con cui li trovano, le chiamate arrivate dopo una modifica, i menu rifatti da zero. Numeri reali, nessuna teoria.

Seguimi su instagram.com/saratufo: se hai un dubbio sul tuo menu o sulla tua scheda, scrivimi in direct, rispondo io.

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