Hai aperto il secondo locale e su Google comincia la confusione. Chi cerca il tuo nome trova sempre la sede vecchia, le recensioni del nuovo ristorante finiscono sulla scheda sbagliata e al telefono del centro arrivano prenotazioni per la periferia. Oppure hai creato la scheda nuova e dopo tre mesi non la trova nessuno. Gestire due o più sedi su Google non è gestirne una moltiplicata per due: è un lavoro con regole sue, e quasi tutti gli errori si fanno nei primi quindici giorni.
Qui sotto: cosa deve restare identico tra i locali, cosa va differenziato, e come dare gli accessi ai responsabili.
Una sede fisica, una scheda. Non ci sono scorciatoie
È la regola da cui dipende tutto il resto. Le linee guida di Google sulla rappresentazione delle attività sono esplicite: non puoi creare più di una pagina per la stessa sede, né dentro un account né distribuendole su account diversi. E vale anche al contrario: ogni locale che ha un indirizzo suo e una porta che si apre al pubblico ha diritto alla sua scheda.
Tradotto in pratica: tre locali, tre schede, tre indirizzi. Non una scheda con scritto nella descrizione “siamo anche in via Garibaldi”: Google non legge la descrizione per capire dove sei, legge l’indirizzo.
L’errore più costoso arriva quando apre il secondo locale: il titolare entra nella scheda esistente e cambia l’indirizzo con quello nuovo. Così sposti recensioni, foto e storico sul locale appena aperto e lasci il primo senza presenza su Maps. Cambiare l’indirizzo ha senso in un caso solo: ti sei trasferito davvero.
Se ti accorgi che per lo stesso locale esistono già due schede, non lasciarle convivere: vanno unite. Ho spiegato la procedura passo passo in come unire due schede Google dello stesso ristorante.
Il nome: uguale per tutti, con due eccezioni
Qui si inciampa quasi sempre. Google chiede che tutte le sedi della stessa attività all’interno dello stesso paese usino lo stesso nome. Quindi no a “Trattoria da Marco Navigli” e “Trattoria da Marco Isola”: per Google sono entrambe “Trattoria da Marco”, e il quartiere nel nome è una forzatura che prima o poi ti fa arrivare una modifica d’ufficio o, nei casi peggiori, una sospensione.
Le eccezioni sono due. La prima: sottomarche o tipi di attività diversi possono avere nomi diversi, purché la regola valga per tutte le sedi di quel tipo (tre pizzerie “Fermento” e due “Fermento Bistrot” vanno bene). La seconda: una sede può avere un nome diverso se l’insegna sopra la porta è davvero diversa.
Il principio di fondo: il nome sulla scheda è quello che il cliente legge sulla vetrina. Niente slogan, niente codici interni, niente numero di telefono dentro il nome.
Cosa deve essere identico e cosa va differenziato
Quando hai più sedi la tentazione è duplicare la prima scheda e cambiare solo l’indirizzo: è la via più rapida per avere tre schede mediocri invece di una buona. Questa è la tabella che uso con i clienti che hanno più di un locale.
| Elemento | Uguale per tutte le sedi | Specifico del singolo locale |
|---|---|---|
| Nome attività | Sì, salvo le due eccezioni viste sopra | No |
| Categoria principale | Sì, se le sedi offrono lo stesso tipo di servizio | No |
| Indirizzo | No | Sì, quello reale e completo |
| Telefono | No | Meglio un numero diretto per sede |
| Orari e giorni di chiusura | No | Sì, anche se differiscono di mezz’ora |
| Foto | No | Sì, foto scattate in quel locale |
| Menu e link di prenotazione | Solo se sono davvero identici | Sì, se cambiano carta o sistema |
| Descrizione | Impostazione comune | Sì, cita la zona e cosa cambia lì |
| Risposte alle recensioni | No | Sì, dalla scheda giusta e con parole diverse |
Sulla categoria vale la regola di Google: le sedi che offrono lo stesso tipo di servizio devono avere la stessa categoria principale. Se però una delle tue aperture è un’altra cosa (una trattoria e una gastronomia d’asporto), la categoria segue la realtà. Nel dubbio, parto da zero nella guida su come scegliere la categoria principale per un ristorante.
Le foto meritano una riga a parte: le stesse dieci immagini su tutte le schede sono il segnale più evidente che nessuno cura quelle pagine. Chi sceglie dove andare stasera guarda le foto per capire com’è quel locale, non la catena.
Dare accesso ai responsabili senza girare la password
Con un locale solo ci si arrangia: entri tu, rispondi tu. Con tre locali e tre responsabili di sala la password dell’account finisce in una chat di gruppo, e il giorno in cui uno se ne va resta lì. Google ha uno strumento pensato esattamente per questo, i gruppi di sedi: funzionano come una cartella condivisa che contiene le tue schede, con i suoi proprietari e i suoi gestori.
- Accedi a Gestione dei profili delle attività con l’account che possiede le schede.
- Se hai due o più profili, seleziona Crea gruppo in alto a destra.
- Dai un nome al gruppo (il nome dell’insegna va benissimo) e conferma.
- Seleziona i profili da spostare, scegli Azioni e poi Trasferisci attività, indica il gruppo e conferma.
- Aggiungi i tuoi responsabili come gestori del gruppo, con il loro account personale.
Due avvertenze. Chi entra nel gruppo vede anche le schede che aggiungerai in futuro, quindi scegli bene a chi dai le chiavi. E l’eliminazione di un gruppo è irreversibile: prima va svuotato, e solo il proprietario può farlo.
Se vuoi un controllo più stretto, aggiungi gestori sulla singola scheda e lascia a ogni responsabile solo il suo locale: è la strada più ordinata quando le sedi sono due o tre.
Casi veri, non teoria
Su Instagram racconto ogni giorno cosa succede alle attività che seguo: cosa ho toccato sulla scheda, cosa è cambiato dopo, con i numeri sotto gli occhi. Se hai più di un locale, in metà delle storie ti ci ritrovi. Seguimi su Instagram
Caricamento e verifica collettiva: ti serve davvero?
Appena si parla di più sedi qualcuno tira fuori il caricamento massivo tramite foglio di lavoro. Funziona, ma Google lo indica per attività con dieci o più sedi. Sotto quella soglia il foglio di calcolo ti fa perdere più tempo di quanto te ne faccia risparmiare: compili più campi di quanti ne riempiresti a mano e poi devi comunque correggere gli errori nella dashboard.
Se invece le sedi sono tante: metti i dati di tutte in un unico file, lo carichi, correggi quello che Google segnala e richiedi la verifica collettiva. Tienine conto in fase di apertura, perché le sedi non compaiono su Ricerca e Maps finché non sono verificate. Un dettaglio che pesa sui tempi: un indirizzo email con il dominio della tua attività accelera la verifica, uno esterno la rallenta.
Con due o tre locali la strada resta la verifica di ogni scheda per conto suo, una alla volta, con il metodo che Google propone per quell’indirizzo.
I cinque errori che vedo più spesso nei gruppi con più locali
- Una scheda sola per tutti i locali. Chi cerca nella zona della seconda sede non ti trova, perché per Google lì non esisti.
- Il quartiere o la città dentro il nome. Viola le linee guida ed è il primo motivo di modifiche d’ufficio sulle schede dei ristoranti.
- Orari copiati tra le sedi. Il locale che il lunedì è chiuso mentre gli altri aprono genera clienti davanti alla serranda e recensioni da una stella che non c’entrano con la cucina.
- Un solo centralino per tutte le schede. Non è vietato, ma chi chiama vuole parlare con quel locale, e spostare la chiamata costa tempo e prenotazioni.
- La sede chiusa lasciata viva. Quando chiudi un locale, la scheda va contrassegnata come chiusa definitivamente, non cancellata e non abbandonata: la stessa cosa vale se cambi nome in modo sostanziale, perché in quel caso Google chiede di chiudere il profilo e aprirne uno nuovo.
Da dove partire se le tue sedi sono già un disastro
Non serve rifare tutto in un giorno. L’ordine che funziona è questo.
- Cerca su Maps il nome della tua attività e segna tutte le schede che compaiono, comprese quelle che non hai creato tu.
- Chiudi il cerchio sui doppioni: per ogni sede deve restare una scheda sola, verificata e nelle tue mani.
- Uniforma i nomi secondo la regola vista sopra, una sede alla volta.
- Controlla indirizzo, telefono e orari di ogni scheda confrontandoli con la realtà del locale, non con quello che ricordi.
- Carica foto nuove e diverse per ogni sede, almeno sala, esterno e tre piatti.
- Organizza gli accessi con un gruppo di sedi o con i gestori sulla singola scheda, e togli chi non lavora più con te.
Per il quadro completo di cosa mettere su ogni singola scheda, parti dalla guida completa alla scheda Google per ristoranti.
Domande frequenti
Posso usare lo stesso numero di telefono su tutte le sedi?
Puoi, Google non lo vieta. Ma ogni scheda ha un campo telefono suo e tanto vale usarlo bene: il cliente che chiama ha in testa quel locale, quella sera, quel tavolo. Se hai un centralino unico, metti almeno un numero secondario diretto per ogni sede.
Le recensioni di una sede si vedono anche sulle altre?
No, restano legate alla scheda su cui sono state lasciate. È uno dei motivi per cui tenere una scheda sola per più locali è un’idea pessima: concentri tutto su un indirizzo e lasci gli altri a zero.
Ho spostato il ristorante in una via diversa: creo una scheda nuova?
No: se è un vero trasloco modifichi l’indirizzo sulla scheda esistente e tieni recensioni e storico. Crei una scheda nuova solo se il vecchio locale resta aperto come sede autonoma. Dopo il cambio, controlla che l’indicatore sulla mappa finisca sulla porta giusta.
Da quante sedi conviene passare alla gestione collettiva?
Google indica il caricamento tramite foglio di lavoro per chi ha dieci o più sedi. Con due, tre o cinque locali lavori meglio scheda per scheda, con più controllo su foto, orari e recensioni.
In sintesi
Più sedi su Google significano più schede, non una scheda più grande. Una per ogni indirizzo, lo stesso nome ovunque, categoria coerente, e poi orari, foto, telefono e risposte curati locale per locale come se fosse l’unico che hai.
Se preferisci non occupartene tu, è esattamente il lavoro che faccio: trovi cosa include nella pagina dei nostri servizi per attività locali. Se invece hai una situazione ingarbugliata (schede doppie, sedi sospese, accessi che non trovi più), scrivimi dalla pagina contatti e guardiamo insieme cosa c’è da sistemare.
Il lavoro vero, giorno per giorno
Qui sul blog trovi le guide. Su Instagram trovi il cantiere: schede sistemate, errori trovati nei locali che seguo, cosa è successo dopo una modifica, con i numeri veri e senza filtri. Pubblico tutti i giorni, in pezzi corti, pensati per chi ha il locale da aprire tra due ore.
