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Local Pack: cos’è e come entrare nei primi tre

Cerchi su Google il nome della tua città più la parola ristorante e il tuo locale non c’è. In cima compaiono una mappa e tre schede con le stelle, le foto e il pulsante per le indicazioni, e sono sempre gli stessi tre nomi. Quel blocco si chiama Local Pack, ed è il pezzo di Google che riempie più tavoli: chi cerca così ha fame adesso, non fra tre settimane.

La notizia buona è che lì dentro non si entra per fortuna e non si entra pagando. Google decide con tre criteri che ha dichiarato pubblicamente, e due dei tre dipendono da cose che puoi sistemare tu questa settimana, senza spendere niente.

Che cos’è il Local Pack

Il Local Pack è il blocco di risultati locali che Google mostra sopra i link classici quando capisce che la persona sta cercando un posto fisico, non un’informazione. Contiene una mappa e tre attività, ognuna con nome, voto medio, numero di recensioni, categoria, fascia di prezzo, orario di apertura e i pulsanti per chiamare o farsi guidare.

Su telefono quel blocco occupa quasi tutto il primo schermo: chi scorre oltre ha comunque già letto quei tre nomi. Ecco perché la differenza tra essere terzo e essere quarto non è una posizione in classifica, è la differenza tra farsi vedere e restare nascosto.

Sotto le tre schede c’è il pulsante che apre la lista completa su Maps. Lì probabilmente ci sei anche tu. Solo che per arrivarci bisogna fare un tocco in più, e quel tocco molte persone non lo fanno.

I tre criteri con cui Google sceglie quei tre

Google li ha messi nero su bianco nella documentazione per le attività: pertinenza, distanza e notorietà. Non sono tre voci di un algoritmo misterioso, sono tre domande semplici.

Pertinenza

Quanto la tua scheda corrisponde a quello che la persona ha scritto. Se cerca pizzeria napoletana e la tua categoria principale dice genericamente ristorante, sei meno pertinente di chi ha scritto pizzeria. Qui si vince con una scheda precisa e completa, non con le parole chiave infilate dentro il nome del locale.

Distanza

Quanto sei lontano dal punto in cui si trova chi cerca, o dal punto che Google le attribuisce quando la posizione non è condivisa. È il criterio su cui non puoi fare nulla, ed è anche il motivo per cui non esiste una prima posizione assoluta: il Local Pack cambia da una via all’altra della stessa città.

Notorietà

Quanto il tuo locale è conosciuto, dentro e fuori Google: recensioni, voto medio, nome citato su altri siti, articoli, link, menzioni. È la parte più lenta da costruire ed è anche quella che ti tiene su quando i concorrenti si muovono.

Tradotto in pratica: sulla distanza alzi le mani, sulla pertinenza lavori in un pomeriggio, sulla notorietà lavori tutti i mesi. Chi sta nei primi tre di solito non ha fatto una cosa geniale, ha fatto tutte e due le ultime con costanza.

Perché il tuo ristorante resta fuori

Prima di cambiare qualcosa, capisci quale caso sei. I sintomi sono diversi e portano a interventi diversi.

Cosa vedi Causa più probabile Prima mossa
Non compari mai, da nessun punto della città Scheda non verificata, duplicata o sospesa Verifica la proprietà della scheda e cerca eventuali doppioni con lo stesso indirizzo
Compari solo se cercano il nome esatto Categoria sbagliata o troppo generica Rimetti la categoria principale sul servizio che fai davvero
Compari in centro ma non nel tuo quartiere Effetto normale della distanza Lavora su pertinenza e notorietà, non sull’indirizzo
Compari ma nessuno chiama Scheda povera: poche foto, orari vecchi, recensioni senza risposta Completa la scheda e rispondi a tutte le recensioni, anche a quelle buone
Eri stabile e sei scivolato giù Concorrenti che hanno accelerato, spesso sulle recensioni Rimetti in piedi un flusso costante di recensioni nuove

Sette passi per entrare nei primi tre

Nessuno di questi passi è difficile. La difficoltà è farli tutti, e non farli una volta sola.

  1. Rivendica e verifica la scheda. Senza verifica non sei il proprietario e non controlli niente. Google offre più modi per verificare l’attività: telefono, email, video, cartolina. Scegli quello che ti propone e portalo a termine, anche se richiede qualche giorno.
  2. Metti la categoria principale giusta. Una sola, la più specifica che descrive quello che sei. Le linee guida di Google sulle categorie dicono di completare la frase questa attività è un, non questa attività ha. Se sei una pizzeria, la categoria è pizzeria, non ristorante con forno a legna.
  3. Scrivi il nome come sta sull’insegna. Niente città, niente parole chiave aggiunte, niente slogan. Un nome gonfiato ti espone alle segnalazioni dei concorrenti e alla sospensione, che ti porta fuori dal Local Pack in un colpo.
  4. Tieni orari e dati sempre veri. Orari normali, orari speciali per festivi e chiusure, telefono che squilla davvero, indirizzo con il segnaposto nel punto esatto della porta. Un orario sbagliato la domenica è una persona che trova chiuso e scrive una recensione da una stella.
  5. Completa tutto il resto. Foto recenti di sala, esterno, piatti e personale, attributi (accessibilità, dehors, prenotazione, asporto), descrizione, sito, link al menu. Il campo del menu è uno dei più ignorati e uno dei più utili: se hai solo il PDF o la foto del cartoncino, Clicmenu, un altro prodotto che ho creato, lo trasforma in una pagina web con QR code, allergeni e traduzioni, e quella pagina ti serve proprio da mettere nella scheda.
  6. Costruisci recensioni con metodo. Non una raffica ogni sei mesi, ma un flusso continuo, con risposte tue. Se ti stai chiedendo a che quota puntare, ne ho parlato in quante recensioni servono per salire nel Local Pack.
  7. Fai parlare il sito la stessa lingua della scheda. Stesso nome, stesso indirizzo, stesso telefono, orari aggiornati anche lì. Se hai più sedi, una pagina per sede. Tutti i dettagli campo per campo sono nella guida completa alla scheda Google per ristoranti.

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Come capire se stai salendo

Il primo errore è cercare il tuo ristorante dal telefono mentre sei in cucina. Sei dentro al locale, quindi la distanza è zero e Google ti mostra sempre primo. Non è un risultato, è uno specchio.

Fai così invece:

  • Prova la stessa ricerca da tre o quattro punti diversi della città, non da dentro il locale.
  • Usa una finestra in incognito, così la tua cronologia non falsa il risultato.
  • Scriviti cosa vedi e da dove: la stessa parola chiave dà tre vincitori diversi in tre quartieri diversi.
  • Guarda i dati della scheda nel pannello di Google: quante volte sei comparso, quante chiamate, quante richieste di indicazioni, quanti clic al sito.

Le chiamate e le richieste di indicazioni sono il numero che conta, perché sono persone che si stanno muovendo verso di te. Se crescono, stai andando nella direzione giusta anche in un mese in cui la posizione non si è mossa. Se vuoi scendere più in profondità sulle leve tecniche, ho scritto una guida dedicata all’ottimizzazione del Local Pack.

Cinque errori che ti fanno uscire dai primi tre

  • Keyword nel nome. Funziona finché non arriva la segnalazione, poi ti costa la scheda.
  • Recensioni comprate o a pacchetti. Arrivano tutte insieme, si vedono, e il rischio non vale il guadagno.
  • Doppioni. Due schede sullo stesso indirizzo si dividono la forza e confondono Google. Vanno unite o chiuse.
  • Scheda ferma. Nessuna foto nuova da un anno, nessuna risposta alle recensioni, nessun orario speciale aggiornato: sembra un locale chiuso.
  • Delegare e non guardare mai. La scheda la possono modificare anche gli utenti con i suggerimenti. Se non la controlli, un giorno ti trovi un orario o una categoria che non hai messo tu.

Domande frequenti

Il Local Pack è uguale per tutti quelli che cercano?

No. Cambia in base a dove si trova la persona, a cosa ha scritto esattamente e al dispositivo che usa. Due clienti nella stessa città, a un chilometro di distanza l’uno dall’altro, possono vedere tre nomi diversi. Per questo è più utile ragionare per zona di provenienza dei clienti che per posizione singola.

Quanto tempo serve per entrare nei primi tre?

Dipende da quanti sono i concorrenti nel tuo raggio e da quanto sei indietro su recensioni e completezza della scheda. Le correzioni tecniche (categoria, nome, orari, dati mancanti) si vedono in poche settimane. La notorietà è un lavoro di mesi. Nessuno può garantirti una posizione, né io né chi te lo promette.

Posso pagare Google per stare nei primi tre?

Quei tre risultati non si comprano. Dentro Maps e nei risultati esistono formati pubblicitari, ma sono etichettati come annunci e restano una cosa diversa dalla posizione organica: quando smetti di pagare, spariscono.

Serve il sito se ho già la scheda Google?

Serve, e non per bellezza. Il sito è il posto dove Google verifica che i tuoi dati siano coerenti e dove il cliente decide se prenotare. Una scheda perfetta che punta a un sito abbandonato o senza menu e orari lavora contro di te.

Cosa fare adesso

Apri la tua scheda, guarda la categoria principale e il campo del menu, e controlla gli orari dei prossimi festivi. Sono tre minuti e sono le tre cose che spostano di più. Poi scegli una sola abitudine da tenere: chiedere una recensione al giorno, o rispondere a tutte entro ventiquattr’ore.

Se preferisci che a tenere in ordine la scheda e a far crescere le recensioni ci pensi qualcuno al posto tuo, qui trovi come lavoriamo con i ristoratori.

Ogni giorno un caso vero su Instagram

Qui l’articolo finisce, su Instagram il lavoro continua. Ogni giorno pubblico un caso reale di un’attività locale che seguo: cosa era rotto nella scheda, cosa abbiamo cambiato, i numeri prima e dopo. Senza teoria e senza filtri, perché vedere il problema di un collega è il modo più rapido per riconoscere il tuo.

Seguimi su Instagram: @saratufo

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