Hai compilato nome, indirizzo, telefono, orari e categoria. La scheda sembra a posto. Poi, in fondo al pannello di modifica, c’è una voce che quasi nessuno apre: gli attributi.
Sono le caselle che dicono a chi sta cercando se hai i tavoli fuori, se si paga col bancomat, se all’ingresso c’è un gradino, se il cane può entrare. Dettagli piccoli, che però decidono una cosa grossa: se quella persona entra da te o scorre al locale sotto.
Cosa sono gli attributi della scheda Google
Gli attributi sono informazioni secche, a risposta chiusa, che descrivono come funziona il tuo locale. Non sono il testo di presentazione e non sono il menu: sono caratteristiche standard che Google raggruppa per temi (servizi sul posto, pagamenti, accessibilità, comodità, pubblico) e mostra dentro la scheda su Ricerca e su Maps.
Secondo la guida ufficiale di Google sugli attributi, servono a far capire al cliente i dettagli della tua attività e si attivano rispondendo Sì o No voce per voce. La stessa pagina chiarisce due cose che conviene sapere subito: alcuni attributi li compili tu, altri arrivano dai clienti, e non tutti i gruppi sono disponibili per ogni tipo di attività o per ogni Paese.
Se la scheda è nuova e stai ancora mettendo a posto le basi, parti dalla guida completa alla scheda Google per ristoranti e torna qui dopo: gli attributi sono la rifinitura, non il primo mattone.
Perché contano più di quanto sembri
Due motivi concreti, nessuno dei due misterioso.
Il primo è la pertinenza. Google spiega nella pagina su come migliorare il posizionamento nei risultati locali che il posizionamento dipende da pertinenza, distanza e prominenza, e che la pertinenza migliora fornendo informazioni complete e dettagliate. Tra le voci da completare, Google elenca esplicitamente gli attributi (cita parcheggio e Wi-Fi come esempi). Non è una promessa di salita in classifica: è Google che dice quali informazioni vuole.
Il secondo è più diretto e lo noti subito. Su Maps il cliente può restringere la ricerca per caratteristica: chi cerca un posto con tavoli all’aperto, chi deve poter entrare in carrozzina, chi ha il cane al seguito. Se il tuo locale ha quella caratteristica ma la casella è vuota, non sei nel gruppo tra cui sceglie. Non sei sotto: non ci sei.
Un attributo non compilato non viene dedotto da Google. Resta semplicemente un’informazione che il cliente non ha, e quando una persona non ha un’informazione che le serve, nel dubbio va altrove.
Gli attributi che un locale dovrebbe sempre controllare
Non esiste un elenco identico per tutti, perché le voci disponibili dipendono dalla categoria e dal Paese. Questi però sono i gruppi che vedo vuoti più spesso, e che per un ristorante o un bar pesano davvero.
| Gruppo | Esempi tipici | Perché serve a te |
|---|---|---|
| Servizi sul posto | Posti a sedere all’aperto, servizio al tavolo, asporto, consegna a domicilio, prenotazione consigliata | Sono le prime cose che un cliente cerca di capire prima di decidere. Il dehors, da solo, sposta scelte nelle giornate buone. |
| Pagamenti | Carte di credito e di debito, pagamenti contactless da smartphone | Evita la discussione alla cassa e la recensione nata da un malinteso. |
| Accessibilità | Ingresso, bagno, posti a sedere e parcheggio accessibili in sedia a rotelle | Per chi ha bisogno di questa informazione non è un dettaglio: è il filtro con cui sceglie. Ed è il gruppo più trascurato in assoluto. |
| Comodità | Wi-Fi, bagno, aria condizionata, parcheggio, seggioloni | Pranzo di lavoro, famiglie con bambini piccoli, chi arriva in auto: tre pubblici diversi, tre caselle diverse. |
| Pubblico e atmosfera | Adatto a famiglie, buono per gruppi, informale, romantico | Aiuta Google a mostrarti alla persona giusta e il cliente ad arrivare con l’aspettativa giusta. |
| Offerta | Colazione, pranzo, cena, brunch, opzioni vegetariane o vegane, vino, cocktail, birra | Chi cerca “brunch” o “ristorante vegetariano” sta usando esattamente queste parole. |
| Animali | Cani ammessi (dentro, fuori o entrambi) | Chi gira con il cane cerca questo prima del menu. Sempre. |
Se un gruppo non ti compare, nove volte su dieci il problema è a monte: la categoria principale non è quella giusta. Google mostra gli attributi legati al tipo di attività che hai dichiarato, quindi vale la pena verificare di aver scelto la categoria principale corretta per il tuo locale prima di concludere che una voce non esiste.
Come attivarli, passo per passo
L’operazione richiede dieci minuti, una volta sola, con qualche controllo ogni tanto.
- Accedi con l’account che gestisce la scheda e cerca il nome del tuo locale su Google, oppure apri l’app Google Maps e vai sul tuo profilo attività.
- Apri Modifica profilo.
- Cerca la sezione dedicata ai servizi e alle caratteristiche (nelle guide Google è indicata come “Altro”). Dentro trovi i gruppi elencati sopra.
- Scorri una voce alla volta e rispondi Sì o No. Non lasciare in bianco ciò che sai: una risposta negativa è un’informazione utile, il vuoto no.
- Salva. Google indica che la revisione delle modifiche richiede in genere circa dieci minuti, ma in alcuni casi può arrivare a trenta giorni.
- Rileggi la scheda da un telefono, come la vede un cliente. Quello che non ti torna lì, correggilo subito.
Se non trovi le voci dove te le aspetti, controlla di essere nel pannello giusto e con i permessi giusti: la pagina di Google su come modificare il profilo dell’attività elenca tutto ciò che è modificabile e dove si trova.
Gli errori che vedo più spesso
- Attivare tutto per sembrare completi. È la strada più veloce per una recensione da due stelle. Chi arriva e scopre che il parcheggio non c’è non pensa “errore di compilazione”: pensa che gli hai raccontato una cosa falsa.
- Lasciare in bianco perché “si capisce”. Non si capisce. Nessuna foto del dehors sostituisce la casella spuntata, perché il filtro di Maps legge la casella, non la foto.
- Saltare l’accessibilità per paura di sbagliare. Se non sei sicuro, misura: la larghezza di una porta la verifichi in un minuto. Rispondere No dove è No è corretto e onesto, e ti evita una brutta scena all’ingresso.
- Non aggiornare dopo un cambio. Hai tolto i tavoli fuori per l’inverno, hai messo il POS nuovo, hai smesso di fare colazione. Sono tre modifiche da fare in scheda, non tre cose che si sistemano da sole.
- Confondere attributi e menu. “Opzioni vegetariane” è un attributo. I piatti e i prezzi stanno nel menu. Sono due sezioni diverse e vanno curate entrambe.
Cinque minuti su Instagram invece di cinque minuti di scroll. Su @saratufo pubblico ogni giorno quello che succede davvero sulle schede dei locali che seguo: cosa cambio, cosa si muove dopo, con i numeri sotto gli occhi. Niente teoria, solo lavoro vero.
Attributi, recensioni e sito: fai dire la stessa cosa a tutti
Gli attributi non vivono da soli. Il cliente che dubita incrocia tre fonti in trenta secondi: la scheda, le recensioni e il tuo sito. Se le tre si contraddicono, vince il dubbio.
Quindi: se in scheda dichiari il servizio di asporto, sul sito deve esserci come si ordina. Se dichiari “adatto a famiglie”, le foto devono mostrare un posto dove un bambino sta bene. E se qualcuno nelle recensioni scrive che il bagno non è accessibile mentre tu hai spuntato quell’attributo, hai un problema da risolvere nella sala, non nel pannello di Google.
Sul sito la coerenza si può anche dichiarare in modo leggibile dai motori, con i dati strutturati: la documentazione Google sui dati strutturati per le attività locali spiega quali informazioni puoi marcare (orari, menu, tipo di cucina, fascia di prezzo). Stesso discorso per il dato più volatile di tutti, cioè gli orari di apertura tenuti aggiornati su Google: un attributo perfetto dentro una scheda con gli orari sbagliati non serve a niente.
Domande frequenti
Quanti attributi devo attivare?
Tutti quelli veri, nessuno di quelli falsi. Non c’è un numero da raggiungere. L’obiettivo non è riempire la scheda, è far trovare al cliente la risposta che stava cercando. Se una voce non si applica al tuo locale, lasciarla fuori è la scelta giusta.
Gli attributi fanno salire la mia scheda nei risultati?
Google non pubblica il peso di ogni singolo elemento, quindi chi ti promette una posizione sta inventando. Quello che Google dice è che la pertinenza è uno dei tre fattori del posizionamento locale e che migliora con informazioni complete e dettagliate, attributi compresi. Tradotto: compilarli è nella direzione giusta, non è un interruttore.
Perché vedo attributi che non ho inserito io?
Perché alcuni non li imposta il titolare. Google indica che una parte degli attributi viene popolata dai clienti, in base alla loro esperienza nel locale. Non li cancelli dal pannello: li cambi migliorando quello che le persone trovano quando entrano.
Ogni quanto li devo ricontrollare?
Due volte l’anno è già un buon ritmo, più ogni volta che cambi qualcosa in concreto (stagione del dehors, nuovo sistema di pagamento, orari di servizio diversi). Mettilo in calendario insieme al controllo di orari e foto: è la stessa mezz’ora di lavoro.
In pratica, cosa fai adesso
Apri la scheda, vai sugli attributi e compila quello che sai, voce per voce, senza gonfiare niente. È mezz’ora di lavoro noioso che ti mette dentro i filtri in cui prima non comparivi, e che toglie al cliente tre o quattro buoni motivi per scegliere qualcun altro. Poi segnati in agenda il prossimo controllo, perché una scheda ferma invecchia in fretta.
Se preferisci che la scheda la sistemi qualcuno al posto tuo, con attributi, categorie, orari, foto e menu messi in ordine insieme, puoi vedere i nostri servizi per le attività locali.
Una cosa in più, se ti va. Tutto quello che scrivo qui nasce da schede vere, di locali veri, con problemi veri: una pizzeria sparita dai risultati dopo un cambio di categoria, un bar che recuperava chiamate solo sistemando gli orari festivi, un ristorante che riempiva il dehors appena l’attributo è andato online.
Quelle storie, giorno per giorno e con i numeri di prima e dopo, le racconto su Instagram. Se gestisci un locale e vuoi vedere cosa funziona davvero prima di provarlo sulla tua scheda, seguimi su @saratufo: un contenuto al giorno, concreto, da ristoratore a ristoratore.
