Questo articolo fa parte della guida Google Maps per ristoranti: la guida pratica.
Cerchi su Google il tuo tipo di cucina più il nome del tuo quartiere e sopra di te trovi tre locali. Uno ha metà dei tuoi coperti, un altro ha aperto l’anno scorso, il terzo non te lo spieghi proprio. La tentazione è pensare che Google ce l’abbia con te, o che qualcuno abbia pagato per stare lì.
Quasi mai è fortuna, e in quel riquadro non si entra pagando. Il vantaggio di un concorrente nasce quasi sempre da uno di tre motivi: la sua scheda è più pertinente a quella ricerca esatta, è più vicina a chi sta cercando, oppure ha più segnali di notorietà (recensioni recenti, foto, sito, menzioni altrove). Per capire quale dei tre riguarda te, metti la sua scheda accanto alla tua e confrontala voce per voce, partendo dalla stessa posizione e dalle stesse parole.
Prima di tutto: stai guardando la classifica giusta?
Molte analisi fai da te partono storte per un motivo banale: la ricerca la fai dal tuo locale, col tuo telefono, col tuo account. Google sa dove sei e sa cosa hai cercato ieri. Quello che vedi non è quello che vede un cliente.
I risultati locali cambiano in base a dove si trova chi cerca. Due persone distanti cinquecento metri possono vedere due classifiche diverse. Quindi la domanda non è “chi è primo”, ma “chi è primo per il cliente che voglio”.
Tre regole per un confronto onesto
- Cerca da una finestra in incognito, senza essere collegato al tuo account.
- Cerca dalla zona da cui arrivano i clienti che ti interessano, non dalla tua cucina. Se non puoi muoverti, chiedi a un conoscente che abita lì di mandarti uno screenshot.
- Usa le parole di un cliente, non le tue. Nessuno cerca “cucina mediterranea contemporanea di ricerca”.
Se scopri che il tuo locale non compare affatto, allora non è una questione di concorrenza: è un problema di scheda o di verifica, e l’ho spiegato in perché il tuo ristorante non compare su Google Maps.
Chi sono davvero i tuoi concorrenti su Google
Il locale con cui ti confronti da dieci anni può non essere il tuo concorrente su Google. Lì il concorrente è chi occupa le tue ricerche, anche se la sua cucina non somiglia alla tua.
Scriviti da cinque a otto ricerche che un cliente farebbe prima di scegliere dove andare. Per esempio: tipo di cucina più quartiere, “ristorante” più nome della città, “dove mangiare” più zona, il tuo piatto bandiera più zona, “ristorante aperto la domenica” più quartiere. Per ognuna annota i tre nomi che compaiono nel riquadro con la mappa.
I nomi che si ripetono su più ricerche sono i tuoi veri concorrenti: di solito sono tre o quattro, non venti. Quel riquadro con tre risultati ha regole sue, che ho raccontato in Local Pack: cos’è e come entrare nei primi tre.
Ogni giorno pubblico una scheda vera di un locale che seguo, con i numeri prima e dopo: quante persone la trovavano, quante la trovano adesso. Se vuoi vedere come si muovono queste cose nella realtà, sono su Instagram come @saratufo.
La tabella di confronto, voce per voce
Apri un foglio e fai una colonna per te e una per ogni concorrente. Tutto quello che serve è pubblico: lo leggi dalla scheda, senza strumenti a pagamento e senza chiedere niente a nessuno. Mettici mezz’ora, non un pomeriggio.
| Voce | Dove la guardi | Cosa stai cercando |
|---|---|---|
| Categoria principale | In cima alla scheda, sotto il nome | Se la loro descrive il locale meglio della tua |
| Categorie secondarie | Tra i servizi e nelle ricerche di nicchia | Se coprono piatti od occasioni che tu non dichiari |
| Nome dell’attività | Titolo della scheda | Se è il nome dell’insegna o è gonfiato di parole chiave |
| Numero di recensioni | Accanto al voto | La distanza reale, non quella che immagini |
| Voto medio | Accanto alle stelle | Se stanno sopra o sotto di te, e di quanto |
| Recensioni dell’ultimo mese | Ordina le recensioni per “più recenti” | Chi riceve recensioni adesso e chi vive di rendita |
| Risposte del titolare | Sotto ogni recensione | Se rispondono, come, e in quanto tempo |
| Foto | Sezione foto della scheda | Quante sono, quanto sono recenti, quante le ha messe il titolare |
| Post e aggiornamenti | Sezione aggiornamenti | Se la scheda dà segnali di vita o è ferma |
| Orari e giorni di chiusura | Riquadro degli orari | Se i loro sono aggiornati per feste e ferie e i tuoi no |
| Attributi e servizi | Sezione informazioni | Asporto, consegna, tavoli fuori, accessibilità, prenotazione |
| Menu e piatti | Voce menu della scheda | Se il menu si legge subito o va scaricato |
| Sito collegato | Pulsante del sito web | Dove porta e quanto è rapido da telefono |
| Prenotazione e ordine | Pulsanti in alto nella scheda | Se il cliente può prenotare senza telefonare |
Non devi vincere su tutte le righe. Devi trovare le due o tre righe dove la differenza salta all’occhio: quelle sono il tuo lavoro delle prossime due settimane.
La riga del menu è quella che sottovalutano tutti. Se il concorrente ha un menu che si apre e si legge al primo tocco e tu hai un PDF da scaricare, il cliente indeciso sceglie lui, e non c’entra nulla la cucina. Per sistemare quel punto uso Clicmenu, che è un prodotto mio: trasforma la foto o il PDF del menu in una pagina digitale con QR code, allergeni e traduzioni.
Come leggere il confronto: tre scenari che vedo sempre
1. Loro hanno recensioni più fresche
Numeri simili, voto simile, ma le loro ultime recensioni sono di questa settimana e le tue di maggio. Una scheda che riceve recensioni di continuo racconta a Google (e al cliente) che il locale è vivo. Non c’è una scorciatoia: serve un modo ripetibile di chiedere, a fine servizio, sempre allo stesso punto della serata. L’ho messo nero su bianco in come ottenere recensioni su Google per il tuo ristorante.
2. Loro sono più pertinenti
Categoria principale precisa, categorie secondarie coerenti, attributi compilati, menu caricato, foto che mostrano i piatti e la sala. Google deve capire in una riga che cosa sei e per quale occasione. Nelle sue indicazioni su come migliorare il posizionamento nei risultati di ricerca locale parla di pertinenza, distanza e notorietà: la pertinenza è la sola delle tre che puoi sistemare in un pomeriggio, da solo, senza spendere.
3. Sono più noti fuori da Google
Un sito che funziona, il nome citato su una testata locale, una guida, un portale di settore. Google raccoglie informazioni da molte fonti oltre alla scheda, come spiega nella pagina su come utilizza le informazioni dei profili delle attività. Questo è lo scenario più lento da recuperare, perché passa da quello che fai davvero fuori dallo schermo.
Cosa non copiare, mai
Nell’analisi trovi anche cose che sembrano funzionare e che è meglio lasciare dove sono.
- Parole chiave nel nome. “Pizzeria Napoletana Forno a Legna Centro” non è il nome di un’attività. Le linee guida di Google sulla rappresentazione delle attività chiedono il nome dell’insegna. Le schede gonfiate a volte salgono, e a volte vengono sospese.
- Recensioni comprate. Si riconoscono: arrivano a grappoli, dicono tutte la stessa cosa, non nominano un piatto. Reggono poco e lasciano una scheda fragile.
- Indirizzi che non esistono. Aprire una scheda su un civico dove non cucini è il modo più rapido per perdere anche quella buona.
- Segnalazioni per ripicca. Segnala quello che viola davvero le regole, con uno screenshot e una data. Il resto è tempo rubato al tuo locale.
Dall’analisi al piano: cinque passi
- Scegli una sola query, quella che più somiglia al cliente che vuoi: cucina più zona, di solito.
- Compila la tabella per te e per i due concorrenti che stanno sopra di te su quella query.
- Cerchia le tre righe in cui sei indietro in modo evidente, non quelle in cui perdi di poco.
- Sistema la pertinenza per prima: categoria, attributi, menu, foto recenti. È lavoro tuo e si fa in un pomeriggio.
- Metti in piedi il flusso delle recensioni e ricontrolla la stessa query dopo quattro settimane, dalla stessa zona, in incognito.
Quattro settimane sono il minimo per vedere qualcosa, e nessuno può promettere una posizione: Google decide ogni volta, per ogni singola ricerca.
Domande frequenti
Ogni quanto devo rifare questa analisi?
Una volta ogni tre mesi è abbastanza, più un controllo rapido dopo ogni cambio importante: nuovo menu, cambio di orari, ristrutturazione, apertura di un locale nuovo a due strade da te.
Posso vedere le statistiche della scheda di un concorrente?
No. Visualizzazioni, chiamate e richieste di indicazioni sono dati privati, visibili solo a chi gestisce quella scheda. Tutto quello che ti serve per il confronto, per fortuna, è pubblico e lo vedi a occhio.
Un concorrente ha seicento recensioni e io cinquanta: ho già perso?
No, perché le recensioni non sono l’unico fattore e il numero totale non pesa quanto la costanza. Un locale con cinquanta recensioni, voto alto e dieci nuove al mese spesso si muove meglio di uno fermo da due anni. La distanza da chi cerca, poi, resta decisiva e non la controlli.
Mi serve uno strumento a pagamento per monitorare i concorrenti?
All’inizio no. Un foglio di calcolo e venti minuti ogni tre mesi ti dicono quasi tutto quello che ti serve. Gli strumenti diventano utili quando hai più sedi o quando vuoi seguire molte query insieme.
Cosa fare adesso
Prendi una ricerca, due concorrenti e mezz’ora. Compila la tabella e guarda dove perdi davvero: quasi sempre non è il cibo, è una scheda incompleta o una scheda ferma. Se vuoi vedere come lavoriamo su questo, trovi tutto nei nostri servizi, e se preferisci che l’analisi la faccia io con te davanti, puoi prenotare un’ora gratuita per guardare il tuo locale e i suoi concorrenti: usciamo con due o tre cose da sistemare, in ordine di importanza.
Vuoi vedere queste analisi mentre le faccio?
Su Instagram racconto ogni giorno un caso reale di un ristorante o di un locale che seguo: la scheda prima, cosa abbiamo cambiato, cosa è cambiato nei numeri. Senza teoria e senza screenshot finti. Molti titolari mi scrivono dicendo che hanno riconosciuto il loro stesso problema in un video di due minuti.
Mi trovi qui: @saratufo su Instagram.
